Pastorella con mucca al pascolo – Gugnìne c’la porte la vàcche al pàscul

Un tempo tutte le famiglie avevano del bestiame che garantiva il sostentamento durante l’inverno con latte,  burro (bìr in dialetto maleschese) e formaggio prodotti. Verso la metà di luglio tutto il bestiame veniva “inalpato” ossia condotto ai pascoli comunali negli alpeggi.

In primavera ed in autunno erano soprattutto i bambini ad accudire il bestiame nei prati antistanti il paese, invece  pastori e casaro “chésè” erano uomini e ragazzi.

Durante l’inalpamento del bestiame uno dei parroci del paese andava alla cappelletta di Terza, (ancora oggi esistente, restaurata nel 1982 dal gruppo Alpini di Malesco, posta sulla sommità che separa la val Grande dalla val Loana), per benedire il bestiame prima di portarlo all’alpeggio destinatogli.

Malesco aveva sette Pascoli: Corte Vecchio, Corte Nuovo, Scaredi, Straolgio, Campo, Balma e Boschitt.

Quando il bestiame era all’alpe si costituivano le cosiddette “boggie”, una sorta di società per gestire le bovine e lavorare il latte in comune.

Per il possesso degli alpeggi durante i secoli ci sono state tante “battaglie”, memorabile fu la “guerra” tra Malesco e Cossogno per gli alpeggi di Straolgio e di Campo, guerra  durata all’incirca 600 anni, fatta di ripicche e molestie che hanno dato vita a storie paesane di uccisioni delle quali non vi è però certezza storica.

“Facciamo Rivivere il Paese”
Scoprire o ritrovare usi e costumi del passato attraverso un viaggio reale e virtuale che appaga la vista e arricchisce l’intelletto.

Progetto ideato e realizzato dall’Accademia dei Runditt di Malesco, liberamente tratto dalla “Storia di Malesco” di Giacomo Pollini 1896 e da testimonianze scritte ed orali di Maleschesi.

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Progetto realizzato con il contributo di:

in collaborazione con:

Illustrazioni di Lorenzo Cancelli

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